sabato 26 aprile 2008

Radio Days (Memorabilia #3)

Il millenovecentottontuno è stato l'anno prima dei mondiali di Spagna.
Ventisette anni fa, un tempo necessario a veder transitare almeno un paio di generazioni.
E' naturale che allora le cose fossero diverse.
Studio F trasmetteva all'interno di un prefabbricato in lamiera situato nel giardino di una magnifica villa fuori Corticella, grosso modo dietro all'attuale sede dei Vigili del Fuoco.
E' curioso come le sedi di entrambe le radio con cui ho collaborato negli anni siano state ospitate in edifici, o meglio nelle pertinenze di edifici, di prestigio: Studio F aveva sede nel capanno di una incantevole villa, mentre la storica residenza di Radio Città 103 era localizzata nello scantinato di un antico palazzo all'incrocio tra via Masi e via Mazzini.
Ed è anche singolare il fatto che ad aprirmi le porte su entrambe le esperienze sia stato Massi, lui così schivo alle luci e poco incline all’impegno in campo musicale.
A Studio F arrivammo se ben ricordo, in seguito all’intervento di Marco, il fratello di Massi.
Con lui eravamo in debito di diversi anni, come testimoniava lo scaffale di dischi della sua vecchia camera nella casa di via La Castiglia.
Da quello scaffale quando eravamo molto ma molto giovani, Massi ed io recuperavamo qualche vinile di cantautori italiani, De Gregori e Guccini soprattutto.
In quella camera si costruì anche una breve passione di Massi per i Genesis, gruppo che io invece non ho mai sopportato.
Nemmeno ai tempi in cui vi militava Peter Gabriel.
In quella camera ascoltavamo anche i Pink Floyd, ma dei loro dischi a me piaceva solo il finale di quella canzone in cui era registrato il coro dei tifosi del Liverpool.
Stava sul disco con la mucca in copertina se ricordo bene.
Poi lentamente passammo a roba che ci avrebbe formato per davvero: Lou Reed e David Bowie.

Marco aveva un amico che in quel periodo stava tentando di occuparsi della programmazione di una piccola radio e quando alla nostra prima prova di trasmissione passammo dischi di Joy Division e Doors decise immediatamente di assegnarci un programma settimanale.
Lo battezzammo Rock Party e lo portammo avanti per un paio di stagioni.
La radio non la ascoltava quasi nessuno, ma per un certo periodo conobbe una discreta notorietà grazie all'adesivo pubblicitario disegnato da un ragazzo che ogni tanto trasmetteva Human League e Deutsch Ameikanische Freundschaft.
In quel periodo era in atto una vera e propria caccia all'adesivo.
Al sabato i negozi di abbigliamento erano presi d'assalto da frotte di ragazzini alla ricerca di ogni tipo di sticker.
Autentiche collezioni da mostrare agli amici con scambi come neanche il Carmignani delle figurine Panini.
Esposizioni maniacali sui parabrezza dei motorini.
L'adesivo di Studio F ritraeva una specie di scheletro sulla falsa (ma molto falsa) riga di un personaggio di Frigidaire, e una frase minacciosamente inutile: ascolta Studio Effe se non vuoi delle storie pese.
Se in quegli anni aveste frequentato i parcheggi di scooter piazzati davanti ai licei della città, avreste trovato quell'adesivo appiccicato ai plexiglas di molti parabrezza.
Un altro dei motivi per cui Studio F potrebbe essere ricordata è che da quell'emittente prese avvio la carriera di Stefano Malaisi, destinato negli anni successivi a divenire uno dei dj più noti della città.
Gli abbiamo insegnato noi il preascolto dei vinili e l’uso del microfono.
Bella roba.

Ecco il preascolto era la cosa difficile di quei tempi in radio.
Non esistevano i cd e dunque si viaggiava solo con dischi in vinile e cassette.
Per i dischi, chi li maneggia ancora lo sa bene, la regola era quella di stoppare il piatto non appena il silenzio collocato dopo i solchi di una canzone si trasformava nella musica di quella dopo.
Poi si tornava indietro facendo scorrere il disco con la mano fino al preciso inizio della canzone.
Di lì ancora mezzo giro indietro per il 33 ed uno intero per il 45.
Punto di riferimento ovviamente l’etichetta colorata appiccicata al centro del disco.
Le cassette invece le preparavamo con l’aiuto di un piccolo registratore.
Si pigiava assieme il tasto play e quello del fast forward fino al momento in cui l’indistinto rumore della musica ipervelocizzata si tramutava in un attimo di silenzio.
E’ lì che incominciava la canzone.

Oggi che l’intero archivio della radio occupa una piccola parte della memoria di un hard disk fa un po’ strano pensare a quei tempi.
Ma è bello pensare di esserci stati.
Ed è ancora più bello sapere di esserci ancora.

1 commento:

ottavio ha detto...

Bello l'amarcord.
Colleziono adesivi di radio e tv private dal 1975,
per restare in tema calcistico, l'anno dopo il mondiale di germania 74 e del famoso vaffa di chinaglia a valcareggi....
E' da tempo che ricerco l'adesivo di studio F.
Visto dapprima a Bologna in una gita scolastica, probabilmente sul plexiglas di qualche scooter di cui parli nel post.
E poi visto a più riprese su internet, ed in particolare su diversi siti di memorabilia radiofonica e televisiva d'epoca.
Se ne hai ancora uno, anche in pessime condizioni, meettiti in contatto, mi farai davvero una grande cortesia ad inviarmelo.
In ogni caso il mio indirizzo è
ottavio.pisani@alice.it