domenica 21 giugno 2009

G. is a BMX Bandit

A volte mi capita di girare la sedia rossa dello studio spostando la mia attenzione dallo schermo del computer alla parete di sinistra.
In quei momenti mi fermo a guardare per qualche minuto l'enorme massa di compact disc allineati sulle mensole di vetro in rigoroso ordine alfabetico.
Poi sposto lo sguardo in basso e così, da lontano, cerco di indovinare qualche nome scritto in piccolo sui bordi dei cartone dove sono imbustati i vinili.
Naturalmente i nomi non riesco a leggerli, ma quel color sabbia lì in mezzo indica di sicuro la copertina di Mesopotamia dei B52's.
E' in quei momenti che mi chiedo cosa te ne farai di tutta questa roba e mi tornano in mente la pagine di Alta Fedeltà dove Nick Hornby descriveva il protagonista a caccia di vecchi dischi ammucchiati senza futuro nelle cantine di figli e nipoti di gente che una volta comperava dischi.
In questi tre anni non hai fatto molti danni alla mia collezione.
Anche se non sono ancora riuscito a capire qual'è il cd che sei riuscito ad infilare nella sottilissima fessura tra pavimento e mobile.
E non mi ritrovo più da un pezzo il penultimo Au Revoire Smone, ma quello magari l'ho lasciato in giro io al Covo o all'Hana Bi.
Poi il fatto che la settimana scorsa tu abbia scambiato Leighton Koizumi dei Morlocks per Tarzan mi pare piuttosto divertente.
In tutta sincerità pensavo sarebbe andata peggio.
Davvero.

martedì 2 giugno 2009

Happy When It Rains


Ci sarebbero talmente tante cose da dire, da raccontare e da ricordare di questo lunghissimo, fradicio e magnifico fine settimana al mare che non riesco nemmeno a parlarne.
Ho diecimila battute pronte, venute fuori praticamente da sole, ma sono destinate a Rumore di luglio.
Ho visto facce conosciute il sabato sera, le stesse facce assieme a quelle di tanti altri la domenica e poi anche il lunedì.
Sono convinto che qualcuno avrà insistito anche questa sera, martedì.
A tutti loro dedico idealmente la canzone che meglio poteva fotografare la situazione e che avrei dovuto suonare per tre sere di fila ma che mi sono sempre dimenticato di tirare fuori dalla valigia.

And we tried so hard
And we looked so good
And we lived our lives in black
But something in you felt like pain
You were my sunny day rain
You were the clouds in the sky
You were the darkest sky
But your lips spoke gold and honey
That's why I'M HAPPY WHEN IT RAINS
And I'M HAPPY NOW
(The Jesus and Mary Chain)

venerdì 29 maggio 2009

Here We Go

Ok, basta.
Spengo il computer, stacco la corrente, chiudo a chave la porta.
Il mare, un pò di football di fine stagione, gli amici.
La musica, naturalmente.
Non c'è bisogno di altro, mi pare.
Andiamo a scrivere qualche altra pagina.
Qualcosa da ricordare.
Spero.

giovedì 28 maggio 2009

Waiting for the Date part 4


"Non fossero bastati, il mese scorso, il 9 in pagella e l'immagine di un Arturo "Forever Young" Compagnoni che stappa la gazzosa e si precipita a ballare sulle loro note, torniamo sui Pains of Being Pure at Heart: Alex, Kip, Kurt e Peggy.
Newyorkesi ma votati a un suono e un attitudine da sempre orgogliosamente britannici: voci dolci sommerse da onde di chitarra, ritmi spediti e spectoriani. Attitudine punk ed estetica twee pop.
Tornano alla mente le gesta sfrontatedi piccoli culti come Shop Assistants, Pastels e Talulah Gosh, o dei fratelli Reid passata la ventata distruttva degli esordi, ma anche le melodie di certo indie statunitense dei '90
".

(Andrea Pomini, Rumore # 206 - Facce Nuove, pag. 16)

Leggere il mio nome accanto a quelli di Shop Assistants, Pastels e Talulah Gosh in un articolo è un pò una quadratura del cerchio, una delle tante.
Sono uno che si accontenta di poco del resto.

mercoledì 27 maggio 2009

Waiting for the Date part 3


The Pains of Being Pure at Heart
The Pains of Being Pure at Heart
(Fortuna Pop/Slumberland)
Entusiasmarsi per un disco d’esordio di una piccola band è pericoloso.
Puoi star certo che presto o tardi qualcuno si presenterà alla porta per biasimare la tua imprudenza
Eppure a volte non se ne può fare a meno.
Come in questo caso, quando il presentimento è quello di trovarsi al cospetto di uno di quei gruppi forse di nicchia ma certamente capaci di ritagliarsi un ruolo destinato a rimanere nel tempo quale punto di riferimento per molti.
Un gruppo di teenager con un urgenza adatta alla loro età eppure capaci di appassionare anche quei genitori – i pochi ancor’oggi cerebralmente attivi – cresciuti un quarto di secolo addietro con la colonna sonora della drum machine di Darklands e i singoli di Close Lobsters e Wolfhounds.
Dieci canzoni perfette in tutto e per tutto per spegnere a mazzate il computer, cercare il sole, stappare una gazzosa e precipitarsi fuori.
A cantare e ballare.

(Arturo Compgnoni, Rumore # 205 - Febbraio 2009, pag. 84)

martedì 26 maggio 2009

Waiting for the Date part 2


...Pains of Being Pure at Heart, un nome su cui investire speranze per il futuro dell’indie rock.
La citazione del passato sposata dalla capacità ci indovinare le canzoni giuste ed un invidiabile verve giovanile trovano sbocco nel loro ultimo singolo Everything With You, sette pollici in vinile blu pubblicato dai tipi di Slumberland, promettente anteprima di un album in uscita al principio del nuovo anno.
(Arturo Compagnoni, Privè Rumore # 202 - Novembre 2008, pag.81)

lunedì 25 maggio 2009

Waiting for the Date

Vivian Girls
Vivian Girls
(In the Red)
A volte anche nel music business a fatturato basso scattano meccanismi strani.
Le Vivian Girls ad esempio: una piccola band che improvvisamente finisce sulla bocca di quelli che contano pubblicando qualche mese addietro un vinile in 500 copie, zeppo di citazioni in disuso e niente affatto alla moda.
L’intero catalogo Slumberland e la Scozia di metà anni ’80: i Jesus and Mary Chain di Psychocandy e lo shoegaze più sgangherato certo, ma ancor di più roba che obbliga a sfogliare affannosamente Wikipedia, tipo i Meat Whiplash e le Shop Assistants o i mitologici e misconosciuti Black Tambourine.
Se lo strobo si è acceso su di loro è perché sono stati premuti anche altri interruttori: fotografie che scolpiscono volti di ragazze carine e grintose, provenienza geografica doc (Brooklyn, of course), un piglio la cui vivacità spedisce verso il voodoo crampsiano e l’estetica vintage rock and roll di Quentin Tarantino.
Comunque sia una miscela esplosiva.
Se ne sono accorti i tipi della In the Red, unici nel riuscire ad adattare la cultura garage ai canoni dell’attualità.
Sono loro ad assicurarsi il compito di pubblicare in cd i venticinque minuti scarsi di questo debutto fulminante.

(Arturo Compagnoni, Rumore # 202 - Novembre 2008, pag. 88)