giovedì 29 ottobre 2009

Altrove

Sono sempre stato fedele al motto quando non si ha nulla da dire è meglio tacere.
Quindi per un pò me ne starò al riparo qui.
Poi magari quando i tempi saranno migliori ne riparliamo.

lunedì 21 settembre 2009

What Difference Does it Makes?

Fermo restando che nel giudicare la qualità di un disco o le doti di una band è raro se non impossibile avere la possibilità di utilizzare criteri oggettivi, quando mi capita di leggere opinioni talmente contrastanti rimango invariabilmente perplesso e alimento oltremodo i miei profondi dubbi sull'utilità del giornalista musicale (categoria cui ahimè appartengo) in quanto recensore.

"The Eternal" Sonic Youth
Formalina rock. (voto 5)
Blow Up #133, pag. 54
Per l'aurea mediocritas è ancora presto evidentemente: beata gioventù. (voto 9)
Rumore # 209, pag. 76

"24/7" Gus Gus
24/7 è il duello con la vita di una band nel suo algido, lucente picco creativo. (voto 8)
Blow Up #136, pag. 102
Quello che è stato uno dei gruppi di punta della scena elettronica islandese pare aver imboccato da qualche tempo la fase discendente della sua parabola artistica. (voto 4)
Rumore # 212, pag. 110

PS: tutto questo, e altro ancora, mi veniva in mente stamattina leggendo in rete un paio di pesanti stroncature e altrettante ovazioni al dischetto di cui parlavo nel post qui sotto.
Giusto per dire che l'affare di cui sopra non è faccenda esclusiva della carta stampata, chè di inutili polemiche sull'argomento ultimamente mi è capitato di leggerne sin troppe.

lunedì 31 agosto 2009

Where Have all the Good British Bands Gone?

Naturalmente saranno un pacco.
Ovviamente mi pentirò del solito prematuro entusiasmo adolescenziale che ciclicamente mi fulmina.
E che cazzo, non ho più vent'anni (in verità non mi ricordo nemmeno più cosa combinavo a trenta e i quaranta li ho passati da un pezzo).
Però le quattro canzoni delle Pens che ho ascoltato e il video minimale che passa sul loro sito mi hanno convinto che il disco che queste tre pubblicheranno tra qualche settimana sarà l'unico di cui avrò realmente bisogno nei prossimi giorni.
Almeno fino alla settimana dopo la sua uscita.
Poi le ragazze sono di Londra (era ora che ascoltassi un gruppo inglese a mia dimensione), hanno fuori un 7" su Art Fag splittato con Crocodiles, Dum Dum Girls e Graffiti Islands e un tributo - sempre a 45 giri - a GG Allin.
Pare abbiano in repertorio una cover di Sex Beat dei Gun Club che, cito testualmente, sounds like the Germs trying to be the Shangri Las through a gauze of early K records fuzz.
E queste, per i tempi che corrono, sono referenze che bastano e avanzano.

"Hey Friend! What You Doing?" esce il 14/9 per Destijl.

domenica 26 luglio 2009

Dub Be Good to Me

"Il fatto di provenire da una piccola città ha sicuramente aiutato a unire generi lontani: la minoranza di persone che ascoltava o faceva musica allora, era unita contro la merda musicale italiana, e ascoltava senza distinzioni di genere ciò che proveniva da fuori perchè appariva interessante e fresco. Nuovo. Forse tutto questo si è un pò perso.
Paradossalmente ora che tutto è a portata di mano si rivalutano cose italiane, e parlo di molti miei colleghi che non sanno più dove andare a parare, e probabilmente si dimenticano che siamo nati come reazione a quell'ambiente sanremese o cantautoriale di cui ora parlano bene e reinterpretano brani.
Questa storia mi fa venire il voltastomaco.
La merda rimane merda e io non mi sento italiano, ma cittadino musicale del mondo."

Madaski - Africa Unite/The Dub Sync (Rumore # 210-211, pag. 39)

giovedì 23 luglio 2009

Bad Men

Non era un tipo superstizioso ma ogni volta che il calendario proponeva l'incrocio tra il numero 17 e la giornata di venerdì non poteva fare a meno di immaginare che qualcosa sarebbe andato storto.
Diciamo che il suo personalissimo sistema di allerta in quelle 24 ore rimaneva tarato su uno stato di costante pre allarme.
Quel venerdì di metà luglio capitò poi che fosse il giorno più caldo di una delle settimane più calde dell'anno.
E a lui il caldo dava fastidio.
In effetti quel venerdì 17 le cose non andarono granché bene, almeno nelle prime 22 ore della giornata.
Niente di che, solo una serie di piccole cose tutte allineate nella direzione sbagliata.
Poi arrivò finalmente il buio.
Erano da poco passate le 10 della sera quando assieme a una leggera brezza proveniente dal mare sulla bassa pedana di cemento sotto la tettoia arrivarono i tre ragazzi di Detroit.
Riconobbe subito Mick.
Era facile.
L'unico nero nella zona, a parte qualche venditore ambulante di plasticose spade illuminate, comunque l'unico nero con una chitarra in mano e l'asta di un microfono davanti.
Poi Mick lo conosceva già, avendolo visto suonare anni prima a San Francisco.
Cantava in una banda di nome Dirtbombs.
Anche con l'altro chitarrista aveva avuto un esperienza tempo addietro, ma quella volta il chitarrista era truccato da donna e l’attenzione di tutti era catalizzata dalle due ragazze che erano con lui sul palco.
Praticamente nude.
Si chiamavano Demolition Doll Rods.
Alle spalle del nero e dell’ex travestito, seduta davanti un batteria ridotta ai minimi termini, quel venerdì sera era seduta una ragazza.
Lei no, non l'aveva mai vista prima.
Ai suoi occhi la tipa rappresentava un capolavoro di stile: abito nero, occhiali scuri, rimbombo secco, minimale e sempre uguale.
Lou Reed una volta affermò che secondo lui esistevano solo due tipi di batteristi: Moe Tucker e tutti gli altri.
La ragazza sulla piattaforma, che di nome faceva Peg, apparteneva alla prima tipologia di batteristi.
I batteristi Moe Tucker.
Due timpani, niente rullate, niente piatti.
E questo a lui piaceva.
Il concetto di bassa fedeltà portato all'estremo e coniugato a ritmiche rock and roll.
I Gories.
Non era un caso se tra il pubblico poco prima aveva notato la lunga barba di Tizio, non era un caso.
A un certo punto Mick, il nero colossale con la chitarra a tracolla, accennò un passo di danza assieme al suo amico Dan, il chitarrista ex travestito.
Fu allora che quel venerdì 17 svoltò.
Sorrise.
Con Gabriele lì di fianco commentò che il pubblico non era il solito.
Le facce erano quasi tutte sconosciute.
Del resto il pubblico abituale quella sera era probabilmente a Ferrara dove suonava il ragazzo gay australiano.
La gente di lì aveva pance da bevitori di birra e tatuaggi per niente rassicuranti.
E le ragazze ballavano come nei film di Rodriguez e Tarantino.
Gli Oblivians poco dopo suonarono sulla piattaforma mezza invasa dal pubblico.
Un concerto punk.
C'erano ragazzi americani venuti apposta in vacanza in Italia per poter seguire le due date di questo tour.
La riunione di due bande che in modo diverso ma con importanza simile avevano fatto la storia del garage rock negli anni '90.
Due tizi in particolare erano davvero incredibili.
Entrambi infilati in camicie arancione, i due potevano avere un età indeterminata tra i 35 e i 55 anni e un entusiasmo infantile chissà quanto carburato dall'alcool.
Entrambi smilzi e affilati, quello basso saltava su e giù con le braccia tese verso il cielo.
Praticamente la fotografia della gioia.
L'altro, quello alto, portava in testa un cappello di paglia e si muoveva come se al posto dei piedi avesse un paio di molle.
Certi personaggi credeva esistessero solo dentro ai film di Hal Hartley.
Quando gli Oblivians intonarono il loro inno tutto il pubblico, quelli appesi alla tettoia come quelli schierati sulla duna a fianco, quelli ondeggianti alla sinistra della piattaforma e quelli affacciati alle finestre del bar aperte dietro al palco, tutti assieme urlarono le parole.
Bad Man.
Il tipo pensò che l'essenza stessa del rock and roll fosse tutta lì.
In quel posto, tra quella gente, con quella musica.
L'orologio sopra il banco del bar segnava mezzanotte e due minuti.
Era finalmente sabato.
Il 18 di luglio.

domenica 21 giugno 2009

G. is a BMX Bandit

A volte mi capita di girare la sedia rossa dello studio spostando la mia attenzione dallo schermo del computer alla parete di sinistra.
In quei momenti mi fermo a guardare per qualche minuto l'enorme massa di compact disc allineati sulle mensole di vetro in rigoroso ordine alfabetico.
Poi sposto lo sguardo in basso e così, da lontano, cerco di indovinare qualche nome scritto in piccolo sui bordi dei cartone dove sono imbustati i vinili.
Naturalmente i nomi non riesco a leggerli, ma quel color sabbia lì in mezzo indica di sicuro la copertina di Mesopotamia dei B52's.
E' in quei momenti che mi chiedo cosa te ne farai di tutta questa roba e mi tornano in mente la pagine di Alta Fedeltà dove Nick Hornby descriveva il protagonista a caccia di vecchi dischi ammucchiati senza futuro nelle cantine di figli e nipoti di gente che una volta comperava dischi.
In questi tre anni non hai fatto molti danni alla mia collezione.
Anche se non sono ancora riuscito a capire qual'è il cd che sei riuscito ad infilare nella sottilissima fessura tra pavimento e mobile.
E non mi ritrovo più da un pezzo il penultimo Au Revoire Smone, ma quello magari l'ho lasciato in giro io al Covo o all'Hana Bi.
Poi il fatto che la settimana scorsa tu abbia scambiato Leighton Koizumi dei Morlocks per Tarzan mi pare piuttosto divertente.
In tutta sincerità pensavo sarebbe andata peggio.
Davvero.

martedì 2 giugno 2009

Happy When It Rains


Ci sarebbero talmente tante cose da dire, da raccontare e da ricordare di questo lunghissimo, fradicio e magnifico fine settimana al mare che non riesco nemmeno a parlarne.
Ho diecimila battute pronte, venute fuori praticamente da sole, ma sono destinate a Rumore di luglio.
Ho visto facce conosciute il sabato sera, le stesse facce assieme a quelle di tanti altri la domenica e poi anche il lunedì.
Sono convinto che qualcuno avrà insistito anche questa sera, martedì.
A tutti loro dedico idealmente la canzone che meglio poteva fotografare la situazione e che avrei dovuto suonare per tre sere di fila ma che mi sono sempre dimenticato di tirare fuori dalla valigia.

And we tried so hard
And we looked so good
And we lived our lives in black
But something in you felt like pain
You were my sunny day rain
You were the clouds in the sky
You were the darkest sky
But your lips spoke gold and honey
That's why I'M HAPPY WHEN IT RAINS
And I'M HAPPY NOW
(The Jesus and Mary Chain)