sabato 22 dicembre 2007

Post-Punk: 1978-1984


Un vecchio numero di Rumore (Dicembre 2004, # 155) ospitava un intervento di Joe Giovanardi, cantante di La Crus.
Argomento: la musica al principio degli anni '80.
Considerato il fatto che negli ultimi anni buona parte di ciò che abbiamo ascoltato e stiamo tuttora ascoltando (diciamo da Interpol e Rapture in poi, tanto per semplificare) ha notevoli attinenze con quegli anni, mi pare interessante riflettere su alcune delle cose che Giovanardi scrisse all'epoca.
Argomenti che - avendo io vissuto come lui quegli anni - mi trovo a condividere appieno, trovandoli peraltro tuttora, a tre anni di distanza, piuttosto attuali:

"Se c'è un fattore che contraddistingue la stagione 1978-1984 è la percezione che ogni disco che si ascoltava non era assimilabile a niente di quanto era stato fatto prima.
I primi album di Joy Division, Banshees, Cure, Gang of Four, Virgin Prunes, a cosa erano paragonabili?
Potevi fare riferimento forse a qualcosa sentita in passato?
Sicuramente no.
Questa è stata la vera spinta propulsiva di quel periodo.
E le case discografiche indipendenti, nate proprio in quei giorni l'avevano capito in pieno.
Cercare di mettere sotto contratto i gruppi più originali, che non somigliassero a niente e nessuno.
Diciamo che la musica era un po' più vicina all'arte di quanto sia ora.
Delle tre grandi rivoluzioni musicali degli ultimi 40 anni (1965-1977-1990) quella di mezzo rimane unica contenendo due fattori fondamentali: quello culturale, spinto dall'urgenza di esprimere la propria rabbia e un modo di essere e sentirsi vivi al di là di ogni appartenenza, e quello musicale, animato da uno spirito rivoluzionario non riferibile a nulla di quanto accaduto prima. Ha un senso oggi il recupero di quegli anni, quando i presupposti di fondo sono - da un punto di vista filosofico - esattamente opposti a quelli da cui tutto è partito, con un orizzonte inevitabilmente ridotto all'aspetto estetico?
E' solamente mancanza di idee, o la voglia di ricreare un periodo che si ama ma che non si è mai vissuto?"


Successivamente è arrivato a chiarire definitivamente le idee su quegli anni il formidabile tomo di Simon Reynolds, un must nelle case della meglio gioventù indirock e indispensabile imbottitura per il cuscino della vecchia guardia che può così ancora dormire sonni tranquilli confortata una volta di più sul quanto sia stato bello viverli quegli anni.
Quando Chris mi ha proposto una serata di qualità (parole sue) in memoria di quegli anni, ho accettato con entusiasmo.
Perchè (immagino) sarà un modo di ritrovarsi con amici ad ascoltare un pò di dischi che hanno reso magnifici quegli anni.
Non certo il tentativo di ricreare un periodo che si ama ma non si è mai vissuto.
Per capirci avrò in borsa Pere Ubu e Wire, non certo Interpol e Editors.
Nonostante stiamo parlando di musiche, persone e fatti di trent'anni fa, non siamo tradizionalisti con la fotta per il revival dei bei tempi andati.
Siamo quelli che c'erano.
Ma siamo anche quelli che ci sono ancora.
Vivere ben piantati nel presente e al tempo stesso non dimenticare il passato è una regola importante.
Di più: indispensabile.

POST PUNK: 1978-1984 è al Bronson di Ravenna venerdì 28 dicembre, dopo il concerto di Tiger! Shit! Tiger! Tiger!


3 commenti:

Zonda ha detto...

Rischia di diventare ugualmente epocale! Da non perdere!

chris ha detto...

davvero non vedo l'ora. avrei voluto organizzarla nel salotto di casa, ma il bronson andrà benissimo.

Mindy ha detto...

Interesting to know.