lunedì 15 ottobre 2007

You'll Never Walk Alone


Non sono un tifoso del Torino Football Club.
Nemmeno un simpatizzante.
Anzi.
Però certe situazioni, certe cose, certe persone le so riconoscere.
Le ammiro incondizionatamente.
Ci sono cose che vanno al di là del proprio gusto personale.
Come con la musica.
Dove a volte mi capita di condividere il pensiero sullo sbagliato e sul giusto in maniera netta con persone che hanno gusti spesso diversi dai miei.
E' una questione di attitudine.
L'attitudine o c'è o non c'è.
Non dipende dal come la si pensa e dal gusto personale.
Dipende da come si decide di vivere le cose.
Spesso ho cercato di spiegare cosa intendo per attitudine.
Qualcuno ha capito molti altri no.
Ma non importa.
Non importa proprio.

Oggi è stato il quarantesimo anniversario della morte di un calciatore del Torino che si chiamava Gigi Meroni.
Dire che è stato il nostro George Best è estremamente semplificativo.
Ma rende l'idea.
Stamattina La Stampa ha pubblicato un ricordo di un suo celebre compagno di squadra dell'epoca e soprattutto suo grande amico, Nestor Combin.
Ho letto il breve articolo, una lettera aperta e pubblica da un amico all'altro quarant'anni dopo, alla mia scrivania prima di cominciare la giornata lavorativa, di seguito alcuni passaggi:

Quella sera eravamo contenti, Gigi.
Io avevo segnato tre gol alla Sampdoria e tu eri stato protagonista assoluto: era forte quel Toro, e quante risate a quella cena nella sede di Corso Vittorio Emanuele.
Eravamo seduti vicini e tu mi dicevi: "Domenica prossima c'è il derby, secondo me segni di nuovo tre gol."
Mi misi a ridere e a prenderti in giro: "Guarda che tre gol è un evento nel calcio, mica si possono fare sempre. E poi contro la Juve, sarebbe come un miracolo."
Tu però insistevi ed eri sicuro della mia tripletta.
Sto ancora male se penso a quelle parole, perchè furono le ultime che ci scambiammo.
Dopo cena tu volevi andare ancora in un bar sotto casa di Poletti, mentre io volevo rivedermi i tre gol alla Domenica Sportiva.
Ero tranquillo, in pigiama sul divano, quando un giovane cronista venne a cercarmi per darmi la notizia più brutta del mondo.
Andai all'ospedale, c'era confusione e non volevano far entrare Cristiana perché non era tua moglie.
Io mi arrabbiai, spinsi tutti via, sfondai le porte e corsi verso la tua stanza.
Capii subito la gravità, e un infermiere mi disse che non c'era più nulla da fare.
Tu eri morto.
Io anche.
Piangevo e soffrivo, non dormii per giorni e non mi allenai.
L'allenatore Fabbri cercò di farmi reagire, ma io il derby non volevo giocarlo.
Il presidente Pianelli mi parlò a lungo, ed io al tuo funerale promisi ai tifosi di ricordarti segnando alla Juve che ti voleva portare via.
Ma ero distrutto.
Avevo la febbre a 39 ma scesi in campo comunque, e segnai quella tripletta che tu avevi previsto sette giorni prima.


Mi sarebbe piaciuto esserci quel giorno.
E mi sarebbe piaciuto essere un tifoso del Torino Football Club.

Di seguito, a chi interessa, la storia di Luigi Meroni, tratta dal sito gigimeroni.it:

Luigi "Gigi" Meroni nasce a Como il 24 febbraio del 1943 e proprio a Como inizia la sua carriera calcistica.
Nell'estate del '62, a soli 19 anni, passa al Genoa.
La città marittima di Genova fa emergere in Gigi il suo carattere estroverso e controcorrente che si manifesterà poi nella sua interezza dopo il trasferimento a Torino nel '64.
Con i granata allenati da Nereo Rocco l'ala numero 7 si fa immediatamente apprezzare per le sue giocate, i suoi dribbling e i suoi gol che, anche se pochi (nel Toro 24), sono ricordati nelle migliori cineteche del calcio.
Al "calciatore-beat" (uno dei suoi tanti soprannomi) non piace tirare rigori, ha bisogno di azioni, di agonismo.
E' un lottatore, l'artista del gol impossibile, dei dribbling disegnati su tela dalla mano di un genio, il giocatore più atterrato in area di rigore dai terzini innervositi dalle sue finte ubriacanti, ma anche quello che fa segnare tanto i compagni.
Lo sa bene Combin, suo grande amico, scaricato da Juventus e Varese perché "finito" e rinato nel Torino grazie a Meroni, l'ala che gli passa la palla sempre nel momento giusto.
Per gli altri giocatori granata, Gigi è una persona su cui si poteva contare, un amico capace, nonostante la sua sregolatezza, di essere un elemento fondamentale per un gruppo compatto e affiatato.
Un elemento di queste caratteristiche sarebbe l'orgoglio di ogni tifoso, ma il personaggio di Gigi non si ferma solo all'immagine del calciatore, è molto, molto di più.
Meroni ascolta i Beatles e la musica jazz, dipinge quadri legge libri e scrive poesie.
Convive nella "mansarda di Piazza Vittorio" insieme a Cristiana, la "bella tra le belle" dei Luna Park della quale si innamorò follemente tanto da presentarsi al matrimonio imposto dai genitori di lei per cercare di fermare la cerimonia.
"Mister mezzo miliardo", così lo chiamano i giornalisti quando il giovane Agnelli cerca di portare l'ennesimo campione alla Juventus sborsando una cifra per quei tempi era impensabile.
Ma una vera e propria rivolta dei tifosi del Toro impedisce il suo trasferimento.
I giovani tifosi si identificavano in Meroni, il loro "calimero" (soprannome che non ha mai amato) per via dei capelli lunghi e dei basettoni, un esempio da seguire in campo e nella vita degli anni che precedono il '68.
Quando Edmondo Fabbri lo chiama in nazionale gli impone la condizione di tagliarsi i capelli.
Lui che disegna i vestiti che indossa sui modelli di quelli dei Beatles, che passeggia per Como portando al guinzaglio una gallina, che si traveste da giornalista e chiede alla gente cosa pensa di Meroni, la giovane ala destra del Torino, e ride se la risposta è che non lo conoscono, non avrebbe potuto rinnegare il suo ego e rifiuta la convocazione.
Veste ugualmente la maglia azzurra per giocare i disastrosi mondiali del '66 dove segna due gol contro la Bulgaria e l'Argentina.
A lui è attribuita parte della colpa della disfatta, non tanto per il giudizio del campo, ma tanto per quello che rappresenta (ma nella disastrosa sconfitta contro la Corea del Nord non viene nemmeno schierato).
Meroni è scomodo alla società italiana ancora troppo conservatrice, un personaggio costantemente in lizza con l'opinione pubblica.
Per Gigi vivere in quel modo vuol dire essere felici, non lo fa per una questione di immagine come molti farebbero oggi, lui è così.
Muore tragicamente il 15 ottobre 1967, una domenica in cui il Toro si impone per 4 a 2 sulla Sampdoria.
Lui insieme al suo compagno di squadra Fabrizio Poletti attraversa Corso Re Umberto, dove si è appena trasferito dalla "mansarda di Piazza Vittorio", per andare a prendere un gelato.
E' travolto dall'auto di un diciannovenne appena patentato.
Ironia della sorte l'investitore, Attilio Romero, è forse uno suoi più grandi tifosi.
Muore la sera stessa per i gravi traumi riportati assistito da Cristiana, dai familiari e dai suoi amici.
La domenica successiva alla sua morte si gioca il derby con la Juventus che il Torino vince per quattro reti a zero (cosa che non è più successa).
Tre gol sono messi a segno dal suo grande amico Combin che malgrado i 39 gradi di febbre scende in campo ugualmente.


Confrontare Gigi Meroni ad un qualunque calciatore di oggi sarebbe improponibile.
Di più: offensivo.
Ecco, questa è la differenza tra avere attitudine e non sapere nemmeno cosa significhi quel termine.

3 commenti:

borguez ha detto...

per uno come me che da molto tempo non segue più il calcio giocato , ma se ne ricorda l'epica, questa storia tristemente nota rappresenta una piccola fiaba per riconciliarsi con uno dei peggiori ambienti che l'Italia ospiti oggigiorno...
ti ringrazio per averla ricordata!

mr.crown ha detto...

un'altra storia di un mondo che non c'è più.

Zonda ha detto...

Bella la selezione di Sabato. Alcune perle madchesteriane le avevo completamente rimosse. Poi e' chiaro che "sono la massa" e ogni volta che parte "Supersonic" in un luogo pubblico... XD