martedì 2 ottobre 2007

Let's Savy Friends

La prima volta che ho incontrato Tim Harrington è stato a Praga.
Era il principio di marzo del duemilaedue.
Sono passati cinque anni e mezzo, ma pare un secolo, o quasi.
All'epoca mi piaceva viaggiare, e a Praga ci arrivai a bordo di un monovolume Nissan Serena.
Eravamo in sette.
Il viaggio fu magnifico, come la permanenza in una specie di loft mansardato nel centro della città, completamente arredato di nuovo con legno e plastica dell'Ikea.
A Praga non ero mai stato prima.
La prima tappa fu l'ufficio del turismo dove due ragazze ci intrattennero a lungo e con pazienza.
Parlavano inglese e alla fine a noi parve ci avessero invitato in pizzeria una delle sere seguenti.
Arrivando al nostro appartamento capimmo che volevano solamente indicarci il fatto che il nostro alloggio stava sopra ad una pizzeria.

Il viaggio era finalizzato a presenziare un concerto degli Strokes, che da poco avevano pubblicato il primo disco.
E naturalmente a fare il carico di assenzio, all'epoca ancora severamente vietato dalle parti di casa nostra.
Casualmente ci accorgemmo che la sera prima del concerto degli Strokes, avrebbero suonato in città i Mars Volta, il nuovo gruppo dei due tizi degli At the Drive In.
A me gli At the Drive In piacevano e ricordavo ancora come una scossa elettrica un loro clamoroso concerto al Vidia di Cesena.
Decidemmo di comperare i biglietti e presentarci al Rock Cafè.
Di spalla ai Mars Volta suonavano i Les Savy Fav.

Come mi capitò di scrivere tempo dopo, "io sui Les Savy Fav ci sono arrivato un bel po’ in ritardo. La prima volta che decisi di prestar loro attenzione avevano già pubblicato un paio di album (3/5 e The Cat and the Cobra) ed un mini (Emor: Rome Upside Down).
E questo per i ritmi e i tempi di un cronista musicale equivale a un peccato mortale, o giù di lì.
Ad ascoltarli fui praticamente costretto da tre conoscenti forniti di impeccabili credenziali: il chitarrista di una nota band reggiana che per comodità chiameremo Giardini di Mirò, il futuro corrispondente da San Francisco di una rivista musicale radical chic che per comodità chiameremo Blow Up e il gestore di una etichetta indie bolognese molto cool a dispetto delle sue stesse intenzioni, che sempre per comodità chiameremo Unhip Records.
I tre reduci da una gita a Faenza organizzata in occasione di una data italiana di Les Savy Fav, mostrarono un entusiasmo nei confronti del quintetto newyorkese tale da indurmi a ripercorrere con la memoria i precedenti 24 mesi per scovare quali imprescindibili eventi potessero avere deviato la mia attenzione dalle uscite di questi tipi
."

Quella sera a Praga Tim Hurrington, il corpulento cantante dei Les Savy Fav, fu talmente esagerato che noi ci spostammo in fondo alla sala per evitare di venire coinvolti nelle sue performance decisamente fisiche.
Una settimana dopo quello stesso concerto arrivò a Bologna.
Da allora sono passati cinque anni e mezzo, ma pare un secolo, o quasi.
Più o meno gli stessi anni che separano il nuovo disco dei Les Savy Fav, Let's Stay Friends, da quello che lo ha preceduto, Go Forth.
I Les Savy Fav erano e restano un gruppo di quelli che ti immagini sempre siano pronti a spiccare il balzo.
Invece finiamo sempre col ritrovarli più o meno dove li avevamo abbandonati.
Ancora la label di casa ad assecondarne gli sforzi, ancora un suono che inframmezza tagli diagonali praticati da chitarre affilate, ganci da anamnesi immediata e ritmi adeguati a sostenere l’impatto frontale col dancefloor.
L’ingresso al disco è sontuoso e fotografa il resto in maniera abbastanza fedele.
Pots & Pans sfila un suono che rimanda al principio dei New Order e The Equestrian picchia tosta sugli spigoli con la voce di Tim Harrington che si arrampica aprendosi spazi larghi.
The Year Before the Year 2000 rockeggia come fosse traccia dal repertorio dei migliori Trail of Dead, mentre la successiva Patty Lee si preoccupa di scaldare i muscoli con fantasie funkeggianti che quasi timorose di apparire troppo amichevoli si infrangono su improvvisi cambi d’umore.
Alla fine resta la conferma di una grande band ancora ad un centimetro da una normalità tanto dorata quanto evidentemente impossibile da accettare.
Per questo a me piacciono così tanto.

1 commento:

Zonda ha detto...

La copertina e' strepitosa. Poi c'e' gente che vorrebbe la morte dei supporti fisici. 'sticazzi!