giovedì 28 dicembre 2006

Rip It Up (and Start Again)

Ogni tanto mi illudo di scoprire un disco, un film o un libro che siano in grado di riaccendere la luce sul mio passato.
Non ne avrei così bisogno in realtà, è solo che a volte mi pare di non riuscire a collegare tutto.
Mi sembra occorra una calcolatrice per far tornare i conti.
Rimettere le cose in fila, nel loro ordine naturale.
Ascoltare altri pareri che portino punti di vista finora non considerati.
O confermino ciò che ho sempre pensato e rimarchino i contorni dei ricordi.
Così ho comperato il libro.
E mi sono ficcato nei guai.
Ora è qui di fianco a me.
Con quella orribile copertina monocromatica che pare un catalogo Mondadori.
O peggio ancora un elenco del telefono.
E i suoi 4 centimetri e mezzo di spessore, sottolineati dal giallo ocra che ne colora i bordi delle sue 715 pagine.
Scritte in piccolo, fitte fitte.
Ora dovrò leggerlo quel libro.
Dovrò trovare il tempo per farlo.
Dopotutto sono uscito integro dalle 628 pagine di Please Kill Me.
Ma lì la faccenda era un po’ diversa.
Quasi un romanzo sul principio dei tempi della musica.
Qui invece si parla proprio della mia vita, e c’è di mezzo Simon Reynolds, che non è precisamente il mio tipo di scrittore preferito.
Troppo intellettuale, troppo critico, troppo faticoso.
Quando dirigeva il Melody Maker io leggevo solo i pezzi scritti da Everett True.
Uno che prima di scrivere intingeva la penna nel sudore stillato ai concerti, per sciacquarla poi nell’alcool inghiottito dopo.
Sono sempre stato favorevole a un buona la prima, senza ricami, senza tanti pensieri.
E’ che non ho pazienza, e non sono capace di approfondire le analisi. Non più di tanto.

Ne scrivo adesso del libro perché non ho idea di quando comincerò a leggerlo, tanto meno di quando riuscirò a finirlo.
Mi viene dunque da dire della copertina, dell’autore per quel poco che conosco di lui, del titolo.
Post-Punk, 1978-1984.
Un pò troppo schematico.
Meglio l’originale Rip It Up and Start Again, citazione dei magnifici Orange Juice.
Un altro di quei gruppi che chissà perché non vengono quasi mai ricordati.
Post-Punk, dunque.
1978-1984 il sottotitolo.
Quelli sono stati GLI ANNI.
Non ci sono cazzi.
E’ lì in mezzo il cardine.
Lì sono piazzate parecchie pietre d’angolo.
Sono curioso di sapere cosa ne pensa Simon Reynolds, meglio conosciuto come l’uomo che inventò l’aggettivo post-rock.
L’introduzione coincide al millimetro con quello che vorrei leggere.
Con quello che ero.
Con ciò che sono:
"Se sei un critico rock, arrivato ad una certa età cominci a domandarti se aver investito tanta energia mentale ed emotiva in questa musica sia stata una mossa astuta. Non si tratta di una vera e propria crisi di fiducia, quanto di una incrinatura nelle tue certezze. Nel mio caso, questo mi ha indotto a chiedermi quale fosse l’esatto motivo per cui avevo preso la decisione di dedicare seriamente la mia vita alla musica. Cosa mi aveva convinto che la musica contasse tanto? Semplice: essere cresciuto durante l’era post-punk. La doppia batosta quasi simultanea di “Bollocks” dei Pistols e “Metal Box” dei P.I.L. mi avviò in quella direzione. Ma furono anche le recensioni dei dischi apparse sulla stampa specializzata dell’epoca a formarmi: recensioni entusiasmanti che, settimana dopo settimana ti aiutavano a capire fino a che punto fosse possibile prendere sul serio la musica. Questo libro, dunque, è almeno in parte una resa dei conti con il giovane che in me."

Avrei così tanto bisogno di far tornare i conti anch’io.
Spengo il computer e vado a leggere.
Speriamo bene.

4 commenti:

janne3514 ha detto...

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Spring Sale! ha detto...

wow! it's Spring Sale! time...
punk e Abercrombie: interessante!
e poi, dai, vuoi non vincere 5000$ in buoni acquisto per tornare a scuola vestito come uno dei Good Charlotte?!?
io li spenderei tutti in calzini: però in un paio solo... un bel paio di calzini da 5000$ tempestati di Swarowski: più che altro comodi!
Bling is my thing!
YO!

Mr. kapp ha detto...

mi ha dato questo contatto pullo..cavolo..ne ho oramai letti di blog..ma mi sa che questo è indubbiamente il più profondo..vero..sentito..letto tutto oggi per la prima volta..ho ancora l'occhio un pò lucido..per l'ultimo post..complimenti..e auguri da Cesena..

patrick bateman ha detto...

Non cancello il commento spam di janne3514 perchè surreale, come ben colto da Spring Sale!
Grazie a Mr. Kapp.
Gli amici di Pullo sono miei amici.