venerdì 1 febbraio 2008

These Important Years (Memorabilia #1)




Del concerto dei Clash in Piazza Maggiore sinceramente non rammento quasi nulla.
Ricordo una piazza colma di gente, punk dappertutto.
Io assieme a Tyler e nessun altro, sedici anni non ancora compiuti.
E i quasi sedici anni del 1980 non erano per niente i quasi sedici anni di oggi, se capite cosa intendo.
Noi due eravamo più preoccupati di guardarci le spalle che altro, in mezzo ad una massa di gente con appuntiti capelli arancione e giubbotti di pelle nera.
Curiosamente invece è rimasto impresso nella mia memoria il manifesto destinato a pubblicizzare quell'evento, inventato dal comune della città a fini meramente elettorali, e il punto esatto in cui questo poster era stato affisso.
Riportava la copertina di London Calling, quella con lo spilungone accartocciato su se stesso, il basso sollevato sopra la testa un attimo prima di schiantarlo sul pavimento.
Il poster stava appiccicato su di un cartellone di ferro, proprio davanti al supermercato di via Murri, quello appena fuori porta.
Il concerto dei Clash in Piazza Maggiore non me lo ricordo in effetti.
Però è stata un evento catartico.
Per me e per tutti quelli che c'erano, è stato un momento in cui dentro qualcosa è cambiato.
Era il primo giugno dell'ottanta.
Per una piccola fetta della mia generazione quella notte ha avuto lo stesso significato catalizzatore e azzerante che ebbe la notte in cui i Sex Pistols suonarono alla Lesser Free Trade Hall di Manchester il quattro giugno del millenovecentosettantasei.
Solo che lì tra il pubblico, in verità molto più esiguo di quello presente in Piazza Maggiore, c'erano tipi molto più tosti di me e di Tyler.
Come quei quattro ragazzi che poco dopo avrebbero messo su una band chiamandola Warsaw ed in seguito sarebbero stati conosciuti dal mondo intero con la sigla Joy Division, c'erano i Buzzcocks al gran completo, uno sbarbatissimo Morrissey ed un già incazzato Mark E. Smith.
E c'era pure un tipo che si chiamava Tony Wilson, uno che aveva uno show in televisione, l'uomo che destinato a costruire una delle migliori etichette discografiche di sempre, la Factory Records.
Gente così insomma.
Gente capace davvero di cambiare le proprie vite, ed influenzare in modo importante le vite di altri.
Non per niente il concerto di quella notte a Manchester è stata poi etichettato, un bel pò enfaticamente, come The Gig That Changed the World.

Il concerto dei Clash a Firenze lo ricordo solo un pelo meglio.
Ancora Tyler ed io in trasferta, assieme a Marco e alla sua fidanzata per legittimarci di fronte ai rispettivi genitori.
Era il dodici di giugno dell’ottantuno.
Ancora giugno, attenzione.
La Fiesole colma e noi sulle gradinate, mentre laggiù in basso, su quel piccolo spicchio di pista di atletica incastrata tra le inferiate che separavano la curva dal palco lo spazio era invaso dai punk più tosti, quelli pronti a pogare alla prima nota sparata dagli amplificatori.
Ricordo l'inizio.
La musica di Morricone mentre sul prato i quattro correvano dalla tribuna verso il palco.
E ricordo di aver ballato per la prima volta ad un concerto.
In piedi per tutto il tempo, poi sfiniti in treno sulla via del ritorno, seduti per terra nei corridoi.
Eccitati come mai era capitato prima di allora.
Di quel concerto, come di tanti altri, ho conservato oltre al biglietto che compare al principio di questo post, anche l'articolo con cui il Resto del Carlino il giorno dopo ne narrò la cronaca, affidandosi alla penna di Red Ronnie.
E vi prego di non lasciarvi andare a commenti sul personaggio.
Erano altri tempi, per noi come per lui.
Per la mia formazione culturale, dove cultura e musica si sovrappongono in maniera quasi speculare, la lettura di certe cose scritte sui giornali - cronache, recensioni, saggi - ha sempre avuto (o meglio ha avuto un tempo, molto meno oggi) importanza e stimolo simile all'ascolto di certa musica, alla visione di certi film, alla lettura di certi libri.
Di quell'articolo ad esempio, il finale è rimasto da allora aggrappato alla mia memoria.
I Clash assediati da fans e giornalisti negli spogliatoi sotto lo stadio sono stremati. Ad un certo punto a chi gli chiede se non temono di stare esagerando con il troppo impegno e l'energia bruciata in continuazione, Strummer replica semplicemente:
"Noi viviamo. Dormiremo quando saremo vecchi"
Ora, posto che a me piace molto dormire e che sono sempre stanco, penso che idealmente da allora questo sia quello che ho cercato di fare più o meno consciamente anch'io.
Ho vissuto, o almeno ci ho provato.
Sempre e comunque, fino in fondo.
Che a diventar vecchi c'è sempre tempo.

Ps: ridendo e scherzando questo era il post n.100 di Sniffin' Glucose.
Chi l'avrebbe mai detto che ci saremmo arrivati.

3 commenti:

chris ha detto...

se hai conservato biglietti e report dall'81 ne vedremo delle belle.
e non basteranno certo altri 100 post.ricordo in maniera simile quando andai a modena a vedere i ramones nell'89.

JR ha detto...

cazzo io per limite anagrafico ho inziato ad andare per concerti nel 92(sonic youth a correggio, blonde redhead di spalla)

ed un po' invidio chi ha potuto vedere certi gruppi.

ma e' andata cosi.

oh arturo mi garbano i correcto...non lo avrei mai detto...ed invece l'accento la vince su tutto

patrick bateman ha detto...

Jr. i Correcto son roba dei miei tempi.
Par di ascoltare certe cosette Postcard, ma so per certo che dischi di quella scuderia piacciono pure a te dunque non mi meraviglio.
Quanto all'anagrafe ogni cosa a suo tempo.
Io ad esempio invidierò sempre certi concerti del CBGB'S, i Suicide (quando avevano meno dei cinquant'anni che avevano quando li ho effettivamente visti), i Velvet Underground.
Certo per quelle cose oltre all'anagrafe ci sarebbe stato d'impiccio anche la geografia.
Comunque a presto altre memorabilia.
Stay tuned.